La storia di Artem: dall’ora a settimana al sogno del C2

Intervista ad Artem Z., 17 anni – 9 anni di inglese, esami internazionali e viaggi studio

Artem, 17 anni, durante il suo percorso di studio dell’inglese

🌟 Introduzione

Ogni bambino inizia il suo viaggio nello stesso modo: con una parola nuova e un po’ di timidezza. Poi, un giorno dopo l’altro, quella parola diventa una frase. Quella frase diventa una conversazione. Quella conversazione… diventa una porta aperta sul mondo.

La storia di Artem è semplice e straordinaria allo stesso tempo. Un bambino curioso, una famiglia che ha creduto in lui, scelte fatte con costanza, senza scorciatoie. Un’ora alla settimana che, ripetuta per anni, si è trasformata in un talento, in un futuro, in un sogno che cresce.

Dalle prime emozioni in classe ai viaggi estivi in Inghilterra con la valigia piena di aspettative, fino agli esami internazionali superati uno dopo l’altro, Artem oggi ha 17 anni e una sicurezza che parla in più lingue.

Questa non è la storia di un prodigio. È la storia di un ragazzo che non ha mai smesso di provarci.

Ecco la sua voce, la sua verità, la sua intervista.

📸 Una foto, un ricordo

C’è uno scatto che racconta molto di questo percorso: Artem, sua mamma e lo scooter con cui lo accompagnava alle lezioni nei primi anni. Pioveva forte quel giorno. Ombrello bagnato, giubbotti inzuppati… ma nessuno dei due ha mai pensato di tornare indietro.

Perché i sogni non si fermano per una nuvola. E certe gocce di pioggia diventano parte della strada verso il futuro.

“Le cose importanti succedono anche nei giorni di pioggia.”

🎤 Intervista – Artem Z., 17 anni

“Quando impari una lingua, inizi a scoprire il mondo”

Intervistatore: Artem, iniziamo dal primo ricordo che hai dell’inglese. Quanto avevi?

Artem (sorride): Otto anni. Avevo gli occhi pieni di curiosità e non capivo una parola! Ricordo i primi giochi, i primi “Hello!”, e quella energia nuova che mi metteva in moto.

Intervistatore: In questi nove anni, non hai mai saltato una lezione. Una costanza impressionante.

Artem: Ogni settimana era come un appuntamento con qualcosa che amavo. All’inizio c’era la mamma ad accompagnarmi, sotto il sole e sotto la pioggia. Lei ha creduto in me sin dal primo giorno. Poi ho cominciato ad andare da solo… e mi sono sentito grande.

Intervistatore: Dove hai studiato inglese in tutti questi anni?

Artem: Preferisco non dirlo. Questa intervista non vuole fare pubblicità a nessuna scuola, vuole solo raccontare quello che l’inglese ha fatto per me. Di sicuro, però, sono stato fortunato: ho incontrato insegnanti speciali che mi hanno aiutato a credere in me stesso.

Intervistatore: E con il loro supporto sei arrivato davvero lontano: KET, PET, First… e il C1 superato a 16 anni.

Artem: È stato pazzesco. Vedere quel risultato mi ha reso orgoglioso del bambino che ero e del ragazzo che stavo diventando. E ora… si punta al C2!

Intervistatore: L’esame più alto di tutti.

Artem: Sì. Mi fa un po’ paura… ma è una paura che ti spinge a dare il massimo. Lo sosterrò nel 2026.

Intervistatore: In questi anni non hai fatto solo lezioni: ci sono stati anche i viaggi estivi in Inghilterra…

Artem: Sì! Ho sempre partecipato alle attività estive e ai viaggi. Ogni volta tornavo cambiato. Nuovi amici, nuove città, nuove abitudini. Lì l’inglese non era più un esercizio: era vita reale. Era libertà. Dovevo usarlo per chiedere informazioni, ridere con gli altri, raccontare chi ero. È lì che ho capito davvero quanto fosse importante.

Intervistatore: Ti ha cambiato, vero?

Artem: Mi ha dato coraggio. Quando riesci a dire chi sei in un’altra lingua, capisci che puoi essere chi vuoi. Mi ha tolto timidezza, mi ha dato sicurezza. Ti senti meno “bloccato” nel tuo piccolo mondo.

Intervistatore: Se potessi parlare con il te di otto anni?

Artem: Gli direi: “Continua. Ogni errore è un passo avanti.” Perché è stato proprio sbagliando che ho imparato di più.

Intervistatore: E ai ragazzi che iniziano adesso?

Artem: Che basta poco, se ci credi davvero. Anche un’ora alla settimana può diventare un mondo, se ci metti entusiasmo e curiosità. Non serve essere perfetti, serve non mollare.

Intervistatore: Artem, e il tuo futuro?

Artem: Il mondo. Viaggiare, scoprire, conoscere. Ci sono così tanti posti in cui non sono mai stato… e vorrei vederli tutti. E l’inglese è il biglietto che mi permetterà di farlo.

Intervistatore (sorride): E noi non vediamo l’ora di sentirti raccontare quel viaggio.

Artem: Anch’io. Ogni giorno è un passo in più verso quel futuro.

📝 Nota finale

Artem non è diventato speciale perché ha imparato l’inglese. È diventato se stesso grazie a ciò che questa lingua ha permesso ai suoi sogni di diventare.

La sua storia è un invito: credi a ciò che ami, anche quando sembra piccolo. Quel “piccolo”, un giorno, potrebbe sorprenderti.